Honeymoon/2

29/12
Finalmente in partenza per Laaaas Vegaaaaassssss! Voli in orario con scalo ad Atlanta, Georgia. Tra i tanti fenomeni da circo statunitensi la nostra attenzione si focalizza su uno degli addetti al check in della Delta che era vittima di spasmi regolari ogni volta che doveva comunicare qualcosa ai viaggiatori in attesa del volo. Il tipo, piccolo e somigliante ad un topo, ticchettava con la mano destra in un movimento composto e impulsivo che ricordava un segno della croce, dalla fronte verso il cuore e poi da questo a destra e a sinistra del busto.
Vicchia preso da sana cattiveria a pochi metri dall’imbocco dell’aereo da alla Destra una bottiglietta di plastica vuota da gettare e le consiglia di poggiarla sulla carrozzina a loro vicina. La Destra ignara si fida e nasconde il rifiuto nelle pieghe della sedia a rotelle. Vicchia (come il Ruggiero padre di Gianluca, de I soliti idioti) inizia a gridare “Bad girl! Bad girl! Italiana mafiosa, sporcacciona, arrestatela viene qua in America a sporcare, buuuu!!!” la Destra si impanica e risponde con invettive alla perfomance del Vicchia. Un tenero bacio suggella la pax Atlantis….

30/12
Las Vegas, Stratosphere Hotel, come recita l’insegna: “La torre più alta ad occidente del Mississipi”, e noi aggiungeremmo e…..stica…??? Decidiamo di andare a Los Angeles in auto e di goderci Las Vegas in seguito.
Noleggiamo una Jeep Compass, cambio automatico e il Vicchia va in sbattimento…non sa guidare con il cambio automatico. La Destra al momento è impossibilitata a guidare e così tocca imparare, tra guida a singhiozzo, ricerca disperata del terzo pedale e frenate improvvise che mettono a dura prova i nervi dei guidatori che circondano la nostra auto. Alla Destra è dato il compito di posizionare il navigatore su Los Angeles, Rodeo Drive…si parte, con nostra grande sorpresa e gioia a differenza di quanto indicato da Google Maps e Via Michelin secondo il nostro gps occorrono solo 3 ore per raggiungere LA. La città degli angeli ci aspetta, partiamo di gran carriera, traffico scorrevole, foto del panorama, attraversiamo la Valle della morte e il gps ci dice che tra 8 minuti 8 siamo arrivati…peccato che tutto intorno è il vuoto cosmico. Il dubbio ci pervade. Vicchia, magnanimo, azzarda una teoria: “Dai, forse Losa Angeles è dietro quella collina, adesso giriamo e ce la troviamo davanti….” Destra, cinica, scoppia a ridere, forse in cuor suo sapeva già quale era la realtà dei fatti…il gps non era stato correttamente impostato… Il dubbio si fa certezza, abbiamo circumnavigato già tre colline e di Los Angeles neanche l’ombra, per di più la benzina sta terminando. Unico centro abitato è Topeca…ridente accozzaglia di roulotte e rottami delle prime Ford prodotte a fine ‘800. Vicchia scende per chiedere indicazioni, evidentemente preoccupato mentre Destra si diverte ad immortalare i particolari della ridente Topeca. Torniamo indietro sulla Interstate 15 che secondo la cartina dovrebbe portarci a Los Angeles, cara vecchia cartina…Vicchia solleva un problema (come al solito): “la benzina è quasi finita, umm che tipo di carburante dobbiamo mettere?” Dopo aver controllato tutta l’auto, libretto, e motore, annusato il serbatoio, verificato sotto i tergicristalli, la gommapiuma dei sedili e persino la conformazione chimica della vernice, finalmente Vicchia si rivolge ad uno dei benzinai (dopo ripetute pressioni della Destra e varie invettive contro l’auto, gli Usa e le Jeep). Vada per la regular, intanto sono passate altre tre ore, dovremmo essere già a Los Angeles e invece siamo solo a pochi km da Las Vegas… Traffico intenso, lunghe code, un incidente che sarà il fulcro delle edizioni dei tg locali con tanto di auto in fiamme, alle 20.00 arriviamo a Los Angeles…

Ceniamo al Fleming’s in pieno centro, chiediamo indicazioni per Beverly Hills, Hollywood e la strada delle stelle. Risultato: secondo alcuni sono distanti anni luce, secondo altri sono dietro l’angolo, il gps ci fa girare a vuoto…Vicchia prende in mano la situazione e va spedito (anche troppo, capirete in seguito il perché) seguendo il suo istinto… Dopo aver visto la strada delle stelle e Rodeo Drive manca solo la leggendaria scritta Hollywood sulla collina. Le indicazioni sono chiare la collina dovrebbe essere proprio lì vicino ma non si vede. Ad un incrocio nella corsia accanto alla nostra arriva un’auto della polizia. Sta per scattare il verde, l’auto della polizia si accende come fosse un albero di natale e lancia un suono, Destra chiede: “Amore, ma ce l’avranno con noi?” e Vicchia spavaldo come un bravo di Don Rodrigo: “Ma no, figurati!” e parte, l’auto della polizia ci segue, punta il faro nella nostra auto e la Destra insiste: “Amore, credo proprio che ce l’abbiano con noi…” e dopo due secondi la voce della giustizia americana ci intima di accostare. Ci fermiamo, Vicchia abbassa i finestrini intimato dalla poliziotta che gli punta la torcia in faccia. L’altro poliziotto si accosta al lato della Destra e a quel punto si apre il siparietto in onore di Alberto Sordi e del mitico film “La Grande Guerra”. La Destra nei panni di Sordi e il poliziotto in quelli del gerarca nazista. Destra (riportiamo la pronuncia esatta) “Ai turist italian, no Ai anderstend inglìsc…non ho fatto niente io, colpa sua, io innocente, italian italian…” Dall’altro lato Vicchia cercava di spiegare alla poliziotta che si stavano perdendo per trovare quella maledetta scritta. Alla fine, capito che eravamo una coppia di italiani sperduti i poliziotti si sono rilassati, controllati i documenti si sono trascritti il nome di Vicchia con le solite difficoltà, e ci hanno lasciato andare… Arriviamo sotto la famigerata collina e scopriamo perché fosse impossibile trovare la scritta: non era illuminata e soprattutto è piccolissima…insomma tanto rumore per nulla, una sola tipicamente partenopea!

31/12
(tutto quello che segue è successo nel pieno delle nostre facoltà mentali e fisiche. Nessuna sostanza alterante è stata assunta in precedenza)
Il fatidico giorno è arrivato! Oggi Elvis Presley celebrerà le nostre nozze nella cappella di Graceland. Appuntamento alle 18.45. Destra indossa boa di struzzo rosso e guanti di velluto rosa, Vicchia indossa la canotta dell’addio al celibato, fondo bianco scritta in paillettes nera “Ali Babà was my friend”.
Arriviamo, in coda prima di noi una coppia vera…intendiamo un paio di persone che davvero si stavano sposando lì…con tanto di abito bianco e testimoni…Ci accolgono la sora Maria e la sora Teresa che diventeranno le testimoni della Destra (con tanto di foto). Inizia la cerimonia, in inglese, Destra è accompagnata all’altare da Elvis mentre canta Love me tender. Vicchia l’aspetta all’altare. Cerimonia di rito, la Destra scoppia a ridere durante lo scambio delle promesse ridono tutti, persino Elvis e il video maker cinese. Al termine, Elvis canta Viva Las Vegas, il Vicchia balla come fosse lo zio Tom nella capanna, la Destra gli tiene botta ed Elvis si diverte più di tutti.
Alla fine, ci consegna il certificato di matrimonio su cui sarà scritto Pablo Vicchiarello e Daniela De Stradis married by Elvis Presley. A Vicchia Elvis fa i complimenti per le basette: “Mai conosciuto nessuno che avesse delle basette più lunghe delle mie!” intanto il cinese scattava foto a ripetizione alla Destra entrata ormai nella parte che si atteggiava come una playmate! Siamo sposati, di nuovo, e ci piace tanto…
Sta per arrivare la mezzanotte, dopo una puntatina al casinò (dove ovviamente abbiamo perso…se la Destra vi dice che sa giocare a black jack, verificate prima la veridicità dei fatti), la passiamo sulla mitica terrazza dello Stratosphere da dove si domina tutta la città illuminata. Da qui e dagli hotel più alti partono i fuochi d’artificio, cappellini in testa e fiumi di champagne…Happy new year!!!!

02/01
All’una di notte riportiamo l’auto in aeroporto per prendere l’aereo delle 6.40 che ci porterà a Cancun con scalo a Phoenix, Arizona. Ci hanno raccomandato di presentarci 3 ore prima al check in, peccato che arrivati in aeroporto scopriamo che i desk della US Airways apriranno solo alle 4.30…è una lunga lunga notte, ma il Messico ci aspetta con sole, mare, palme e fiumi di margarita!

to be continued….

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Honeymoon/1

20/12: volo per New York cancellato. Si ringrazia sentitamente la British Airways per non averci avvisato in tempo, proponendoci così di partire non prima del 24! Non ci perdiamo d’animo e dopo raffiche di telefonate con il call center British ci rivolgiamo alla vecchia e cara Alitalia che finalmente, con soli 2.000 euro, ci fa partire il giorno dopo! Intanto pernottiamo a Fiumicino…New York, stiamo arrivando!!!

21/12: New York, siamo arrivati!!! Vicchia completamente rincoglionito dal fuso orario inizia a regalare mance a chiunque: dal tizio che smercia i carrelli all’aeroporto, al tassista passando per il concierge e per il facchino. Finalmente si mangia!!! Vicchia sempre più vittima del jetlag ordina alle 24 locali (ore 6.00 italiane) un piatto di Buffalo wings (ali di pollo arrostite in salsa piccante) con salsa alioli e una baked potato…

22/12: primo giro per la grande mela. Visitiamo Central Park, passeggiamo per la 5th Avenue, la Madison e la 7th per finire a Broadway. Pranziamo alle 16,00 locali nei pressi di Times Square. La Destra da i primi segnali di intolleranza al cibo made in Usa. Ordiniamo: un chili hot dog per Vicchia e uno semplice senza salse per Destra. Al primo morso Destra arriccia il naso e aggrotta la fronte…palese disgusto. Tocca al Vicchia con estremo sacrificio pulire a specchio i piatti di entrambi…con tanto di birra rossa doppio malto! satisfaction!!!!

23/12: Ore 12,00 locali, apriamo le tende della nostra suite al 40esimo piano, il cielo è bianco, spaventosamente freddo solo a guardarlo. Vicchia ha la fantastica idea di andare a visitare Ellis Island e la Statua della Libertà, per farlo bisogna prendere il ferry boat. Giungiamo al molo, vento forza 7, mare forza 9, temperatura intorno ai -2, una fila lunga 200 metri e la Destra che propone di tornare domani. Vicchia insiste, la dama verde è un must, non possiamo perdercela per il freddo…alla fine controlli come in aeroporto, la Destra tastata dalla poliziotta, Vicchia si spoglia…ci imbarchiamo come gli emigranti dei primi del ‘900…stipati, infreddoliti e ognuno con una lingua diversa…
Arriviamo e….con stupore, allibiti, attoniti esclamiamo: “Tutto sto freddo per ‘sta statua del cazzo!!! Alla quale non si può nemmeno accedere perchè la visita andava prenotata on line un mese prima….Ma andassero affanculo gli americani, i francesi e pure gli spagnoli, che non fa mai male….”

24/12: si avvicina il natale, Destra si ditarculizza su due obiettivi: 1) il coro gospel da ascoltare in una chiesa qualsiasi, 2) fare shopping ad minchiam da Macy’s (the largest shop in the world…). Ma c’è il sole e prima si sale sull’Empire State Building…vista incredibile…30 minuti di fila e 80 dollari spesi tra biglietti e souvenir. Seguono Victoria’s Secrets e Macy’s…oggi abbiamo scoperto il significato del termine consumismo…pur senza compere

25/12: buon natale!!! visitiamo il Rockfeller Center…embè, tutt0 qui? unica vera sorpresa il giapponese a cui abbiamo chiesto di farci una foto e l’ha pure sbagliata…prendiamo la subway per Little Italy, unico quartiere con le auto parcheggiate su entrambi i lati (mah), incrociamo China Town (Destra va in paranoia, calano le tenebre e la temperatura e di converso aumenta la sua paura di avere un arresto cardiaco nel cuore della piccola Cina). Proseguiamo per il Brooklyn Bridge…non lo attraversiamo perchè la Destra sempre più convinta di avere un arresto cardiaco a causa del freddo (siamo a -3) implora Vicchia di toranre in dietro…

26/12: San Francisco stiamo arrivando!!! E invece no, a discapito di quanto postato su fb da Vicchia, dopo due minuti inizia una bufera di neve (Destra sostiene che qualcuno porti sfiga o che qualcuna stia esercitando le sue arti maligne…). Arrivati al JFK airport veniamo rimbalzati dall Delta Airlines, voli cancellati…inizia il travaglio di Vicchia che chiama per tutto il giorno compagnie aeree, hotel, metereologi di tutto il mondo e persino il amgo Otelma per capire cosa succede, mentre la Destra si scofana una confezione di Pringles sorseggiando succo di frutta e sfogliando quotidiani di cui non capisce una mazza! Unico suo contributo sarà: “Amore, chiama la Delta, dai, magari è cambiato qualcosa” e “perchè gli altri partono?”…mentre tutte le tv dicono che siamo nella terza bufera peggiore dell’ultimo secolo!!!
Intanto, troviamo un primo alloggio in cui arriviamo grazie al passaggio – costo 10 dollari – di un tassista abusivo che ci scarica a 300 metri dall’hotel. Alla reception ci dicono che sono sold out, no rooms available…peccato, Vicchia promana invettive contro tutto e tutti, Destra capisce che è il momento di mimetizzarsi con la tappezzeria della hall…
Barlume di genio della Destra, ci imbuchiamo nella navetta che accompagna la crew di una compagnia, ci facciamo lasciare al Terminal 2 e ricominciamo d’accapo. Vicchia chiama hotel a rotta di collo, alla fine ne trova uno, nessuna possibilità di prenotare al telefono, ci dicono solo di fare in fretta…Prendiamo un taxi al volo, le strade sono ormai coperte di neve, sulla Conduit Avenue incrociamo mezzi bloccati a bordo strada, il nostro tassista guida come se avesse il demonio nei pantaloni, se ne fotte della neve e del culo dell’auto che sbanda ogni due per tre. Arriviamo, fila alla reception, una stanza la si spunta, scendiamo. Puzzo di umido, niente ascensori, bagno microscopico e moquette lorda…la Destra si schifa, ma è buio e fuori c’è tormenta, deve fare buon viso a cattivo gioco…ci tiriamo su il morale con una pizza margherita ordinata al telefono da Sofia’s…con 40 centimetri di neve la pizza arriva ma senza coca cola e con fettine di polpette in gopp’…buonanotte a tutti!

27/12: il volo per las vegas così come prenotato ieri è stato cancellato, chiamiamo la Delta, nessuna possibilità di raggiungere la costa est prima del 29…ok, ci vuole una colazione. Saliamo al piano terra (si, perchè la nostra stanza è nel seminterrato…) la sala refettorio ci accoglie: gruppi di ‘avventori’ stanchi e sgualciti che mangiano avidamente, lo sguardo perso nel vuoto, c’è puzza e sozzura dappertutto, la Destra esclama: “siamo alla Caritas!!”…arrivano i croissant e i muffin, Vicchia ne mangia 4, fa pure la zuppetta con il caffèlatte, se ne fotte beatamente, mentre la Destra a mala pena regge i conati e sfancula con lo sguardo la francesina che la fissa dall’altro capo del tavolo…eppure siamo felici…
nel pomeriggio su pressioni della Destra cerchiamo un altro hotel, all’angolo c’è un Marriott con ristorante, ci avventuriamo, fuori -3 e un vento glaciale che ci taglia la faccia. C’è posto, la Destra si illumina di immenso che Quasimodo non sarebbe capace di immaginarsela, prenotiamo e attendiamo per 3 ore l’apertura del ristorante…intorno solo spazzaneve e tir…

28/12: addio motel da – 1 stella, superiamo i disperati in attesa di prendere una stanza, seguiamo la strada con armi e bagagli fino al Marriott, posiamo le valige e attraversiamo la strada per fare colazione: Destra inorridisce alla vista di polli, riso, peperoni, patate e altre prelibatezze salate alle 10 del mattino. Niente muffin, né croissant o donuts…Vicchia godurioso, ordina pastrami con uova (all’interno della portata anche patate, peperoni e prosciutto cotto), segue un bel bagno caldo…ciao a tutti

to be continued…

Brave heart alla scotta dito

vorrei qui denunciare la bocciatura, senza infamia e senza lode, della mia mozione: matrimonio in alta uniforme scozzese! avevo ricevuto anche il sostegno di 5 sottoscrittori e invece, la Destra dopo un sorriso abbozzato e un sì stiracchiato in presenza dei miei nuovi compagni di clan, tornati nell’intimità dell’abitacolo, sotto un cielo plumbeo e asfittico, mi comunica la sua netta contrarietà e la totale impossibilità per noi clanici di indossare fieramente i nostri colori…sigh!

niente kilt, nessuna nota strozzata di cornamusa, nessun scorcio di scrotali curve all’orizzonte…penso a William Wallace, lui sì che avrebbe dato anche la vita per sposarsi clanicamente…

Aggiorniamoci

Hey guys! I preparativi continuano, fassinianamente dico al telefono: “Abbiamo una cucina, e pure una camera da letto”.  Tra ricerche di mercato, eventi, vita di Palazzo e di partito riusciamo ad inserire un tassello dietro l’altro senza stress e senza sbattimenti…eggià Vicchia e Destra riescono anche in questo.

Special thanks to ex Baffo di ghisa che in barba a tutti gli imbianchini e muratori di Roma ha fatto da solo in una settimana quello che ci hanno detto avrebbe richiesto una squadra di due, tre persone e almeno due settimane di lavoro.

Qui si continua a ridere, mancano 42 giorni, ma vorremmo che mancassero solo 42 minuti!

A proposito di Noi, del 18/12 e delle varie considerazioni:

“Non è difficile capirlo quando se ne abbia l’esperienza: una zebra è inconcepibile per chi conosce soltanto gli asini”.

tratto da Il libro dell’inquietudine di Bernardo Soares, Fernando Pessoa

E adesso parliamo Noi/2

Non è che rappresentasse il tipico sacerdote di periferia. Don X, lo chiameremo così, ci ha dato il suo primo nulla osta oggi, gli sarà costato molto considerate le premesse, e pensare che dovremo anche seguire il suo corso…

Arriviamo in questa pseudo-parrocchia in una giornata più che uggiosa con qualche minuto di ritardo e Don X ci accoglie sbirciando l’orologio al polso destro, sbuffando e lasciandoci in piedi nel corridoio a fare anticamera prima di farci accomodare. Dopo qualche istante caccia la Destra per restare solo con me e il tecnico delle fotocopie…

Mano sul Vangelo, mi sento come uno degli imputati di Perry Mason, la cravatta stringe più del solito…giuramento e le domande iniziano a piovere, raffiche strette e precise, il mio cecchino clericale mi spilucca da dietro le lenti.

Lo guardo e penso a Yoda e a Enzo Biagi, la medesima impassibilità, lo sguardo apparentemente spento. Al termine della raffica Don X estrae un post it sbrecciato dal cassetto e legge lo scarabocchio a matita: “hai omesso informazioni particolarmente gravi che possono inficiare il matrimonio, come infertilità, abuso di alcol e stupefacenti, omosessualità…” sorrido, l’omosessualità rappresenta un grave elemento inficiante al pari dell’infertilità…

Prosegue la Destra che vi racconterà, se vorrà, la sua esperienza. Al termine rientro, Don X scribacchia come l’ultimo dei militari burocrati al servizio del tenente Drogo, ci consegna un documento e Destra segnala che c’è un errore. Sono io il residente a Roma (o il presunto tale al momento) non lei. Yoda/Biagi si fa paonazzo, a mio modesto parere ha invocato – non proprio in maniera apprezzabile – il nome di dio in sanscrito e quello di almeno 3 o 4 santi martiri, sbuffa, agita le manine ben curate in maniera ansiogena, ci fulmina a scatti e come se non bastasse la Destra aggiunge: “Be’ potrebbe cancellare e correggere”… Apriti o cielo, suona le trombe di Israele! La caduta di Gerico ci fa un baffo, Yoda/Biagi sbraita: “Ma che dice! Questi sono documenti ufficiali…” mi ricorda il Tremonti di Guzzanti Io sorrido, accenno un ghigno alla Destra che non regge e sbotta in una risata/colpo di tosse.

Continua, più io la ghigno e più lei ride/tossisce, sembra un siparietto primi anni ’50, ci mancano Monica Vitti e Alberto Sordi, aggiungo: “Amore ti senti bene, vuoi un po’ d’acqua?” e lei: “Esco un attimo…”

Don X riprende il controllo su se stesso. Nuovo documento, nuovo timbro, che sarà stato mai…?

Alla fine ce la facciamo, usciamo e ridiamo, ridiamo, ridiamo…

E adesso parliamo Noi/1

Avremmo voluto scrivere dell’emozione provata oggi, nella nostra casa a Monte Sacro. Avremmo voluto esprimervi la sorpresa nel constatare che questa casa, la nostra prima casa, è davvero più bella di quanto l’abbiamo vista la prima volta.
Avremmo voluto realizzare un video, delle foto per farvi vedere il prima e poi il dopo…
Invece, in pieno stile cinico e inopportuno, quale il nostro è, ci siamo trovati con il muratore rumeno (o forse albanese) che eseguirà i lavori in casa a girovagare nel palazzo. Abbiamo suonato campanelli alle nove passate, cercato, invano, di aprire porte blindate con chiavi sbagliate, abbiamo persino cercato di dare spiegazioni ad una occhialuta donna di giallo pigiama vestita…
Avremmo voluto offrirvi una visione, qualcuno direbbe prospettiva, romantica e sdolcinata, ma tant’è che non ci ricordavamo minimamente quale fosse il nostro appartamento…

Nello, il muratore rumeno (forse albanese) fiero della sua panza muratoresca se la rideva e un po’ aveva paura di essere rimpatriato per qualche crimine non commesso, ci guardava di sottecchi sperando in religioso silenzio che tutto finisse presto.

E comunque la di Noi casa è davvero bella! Tiè!

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